Covid-19 e l’utilizzo delle protezioni facciali nella comunità

L’ECDC è l’agenzia della UE volta a rafforzare le difese dell’Europa contro le malattie infettive, ha pubblicato un importante documento di indirizzo volto ai politici degli stati membro della Unione Europea.

L’argomento è di grande attualità in un momento in cui alcuni Stati europei (come Austria, Bulgaria, Czechia, Slovakia e Lithuania) e regioni italiane hanno raccomandato o obbligato i cittadini a indossare protezioni facciali quando escono di casa.

Il documento Using face masks in the community – Reducing COVID-19 transmission from potentially asymptomatic or pre-symptomatic people through the use of face masks riporta quello che la comunità scientifica ad oggi sa sull’efficacia delle protezioni facciali per il contenimento del virus Sars-CoV-2.

Innanzitutto il documento differenzia tra le seguenti protezioni:

Il facciale filtrante ad uso medico (nota anche come mascherina chirurgica) è un dispositivo medico che copre bocca, naso e mento assicurando una barriera che limita la transizione di un agente infettivo tra il personale ospedaliero e il paziente. Questi facciali devono soddisfare i requisiti definiti nella norma europea EN 14683: 2014.

Le maschere per il viso non mediche (o maschere “di comunità”) comprendono varie tipologie di maschere o coperture di stoffa, di altri tessuti o altri materiali come la carta; possono essere di produzione propria o commerciale. Non sono standardizzate e non sono destinati all’uso in contesti sanitari o da parte di operatori sanitari.

Il respiratore filtrante (FFP), è progettato per proteggere chi lo indossa dall’esposizione all’aria contaminata ed è classificato come dispositivo di protezione individuale (DPI). I respiratori sono utilizzati principalmente da operatori sanitari per proteggersi, specialmente durante le procedure di generazione di aerosol. Questi respiratori devono soddisfare i requisiti definiti nella norma europea EN 149: 2001 + A1: 2009.

Il documento dell’ECDC poi afferma che vi è una crescente evidenza scientifica che le persone contagiate asintomatiche possano contribuire alla diffusione del virus Sars-CoV-2, pertanto un facciale filtrante ad uso medico può aiutare a ridurre la diffusione dell’infezione nella comunità minimizzando l’escrezione di goccioline respiratorie da parte di soggetti contagiati asintomatici.

Non ci sono prove invece che maschere per il viso non mediche, o altre coperture facciali, siano un efficace mezzo di protezione; le maschere per il viso non mediche hanno una efficienza filtrante molto bassa (2-38%).

La tabella seguente riassume i pro e i contro, secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control, all’utilizzo della maschere (mediche, non mediche e facciali filtranti) da parte della popolazione non contagiata e non impiegata in lavori a rischio quali quelli sanitari.

Le argomentazioni “contro” riguardano la scarsità dell’offerta di maschere mediche e facciali filtranti e il timore che queste non siano poi disponibili per gli operatori sanitari.

Ulteriore resistenza all’utilizzo diffuso delle protezioni facciali è dovuta al timore che, sentendosi protetti dalla maschera, i cittadini riducano le misure di prevenzione (igiene e distanziamento sociale).

A favore invece crescenti evidenze che anche soggetti asintomatici possano essere contagiosi.

Tabella tratta dal documento dell’European Centre for Disease Prevention and Control

In conclusione, l’ECDC dice che: